LATTE: accuse e difese

latte e mucca

Assolto IL LATTE, nel “processo” simulato organizzato dall’Ordine dei medici di Milano all’Abbazia di Mirasole, dall’accusa di essere una “sostanza che, pur non adulterata, è nociva per la salute dei consumatori”.

I sei effetti dannosi, oggetto del dibattimento, sono stati indicati dal pubblico ministero Luisa Ponti, presidente di sezione del Tribunale di Milano, con l’intervento di testimoni, consulenti di parte e periti.

Primo capo d’accusa: il latte induce incremento della produzione di IGF-1 (somatomedina o fattore di crescita simil insulinico) con conseguente aumento del rischio di alcuni tipi di tumore. La tesi è sostenuta dal professor Berrino in documenti, oltre che in un articolo pubblicato nel 2013 su Epidemiologia e prevenzione.

Al consulente dell’accusa ha replicato uno dei due periti nominati dal tribunale, la professoressa di medicina interna Silvia Fargion, citando studi che evidenziano le minime quantità di incremento di l’IGF-1 nell’organismo indotte dal latte non incidendo più del latte materno. Inoltre, importanti studi verificati non evidenziano un rapporto tra latte e tumore della prostata, smentendo fantasiose tesi.

Secondo capo d’accusa: il latte provoca perdita di massa ossea a causa del suo carico potenziale renale acidificante.

In molta letteratura scientifica si rileva che il calcio è uno degli elementi che aumentano l’acidità del sangue e il latte contribuisce a questo aumento essendo ricco in calcio, come evidenziato da un discreto numero di studi. “Il latte stimolerebbe la secrezione ulteriore del calcio attraverso l’azione del rene, determinando un effetto quasi paradossale, per cui, pur essendo un alimento ricco di calcio, il latte potrebbe determinare la mobilizzazione del calcio stesso dalle ossa al sangue”, mettendo in dubbio l’azione preventiva sull’osteoporosi. Il consulente dell’accusa ha però ammesso, su richiesta del pubblico ministero, che questa ipotesi è ancora “oggetto di discussione scientifica”. E’ opportuno segnalare che secondo numerosi ricercatori questa teoria ignora le basi fisiologiche della funzione renale nella regolazione dell’omeostasi del livello di acidità del sangue.

La consulente della difesa, dott.essa Hellas Cena, medico specialista in scienza dell’alimentazione, ha sottolineato il ruolo fondamentale del calcio e della vitamina D del latte nella crescita. Inoltre ha precisato come l’acido butirrico, altro componente del latte, abbia una funzione specifica e importantissima sui microbi presenti nell’ultima parte dell’intestino.

Secondo Silvia Fargion, l’apporto di latte, nella fase di crescita, inferiore a 500 ml si associa ad un aumento di fratture nell’età adulta.

Terzo capo d’accusa: il latte induce intolleranza nella gran parte degli adulti con conseguenze gastrointestinali e anche nei bambini.latte piccoli

Un articolo scientifico pubblicato dalla Società dei pediatri europei, sostiene che il 47% dei loro pazienti ha un’allergia al latte vaccino, ma la maggior parte di questi medici ammette di non avere proceduto al dosaggio delle IgE.

Circa l’intolleranza negli adulti, dai test basati sulla misurazione dell’IgG4, emerge che l’85% dei soggetti risulta intollerante. Ma su richiesta del pm il consulente dell’accusa ha dichiarato le limitazioni riconosciute dalla comunità scientifica.

L’allergologa Paola Minale, teste dalla difesa, ha precisato che il problema non è determinato dal latte, ma da un errore del sistema immunitario. L’allergia alle proteine del latte nei bambini interessa una piccola parte della popolazione (4-8%) e col tempo i bambini acquistano tolleranza verso l’alimento inizialmente considerato allergenico.

L’importanza di test attendibili evita la creazione di falsi malati.

Quarto capo d’accusa: il latte vaccino esaspera la già eccessiva produzione di muco associata ai malanni stagionali.

Poche argomentazioni dell’accusa ma si riconosce che alcuni peptidi, presenti soprattutto nello yogurt, facilitano la secrezione di muco (MUC2) che forma una barriera tra intestino e microbiota utile al rapporto di simbiosi.

Quinto capo d’accusa: il latte stimola la proliferazione delle cellule tumorali alla mammella a causa del contenuto di ormoni. Il latte munto nei mesi prima del parto è molto più ricco di estrogeni, ormoni che stimolano la proliferazione delle cellule tumorali della mammella.

In risposta a quanto affermato dall’accusa sono stati citati alcuni passi di una pubblicazione firmata dalla Fondazione Umberto Veronesi, secondo cui “va premesso che esistono oltre duecento tipi di tumori diversi e il tumore è una malattia multifattoriale – alimentazione, stile di vita, condizioni ambientali – non ha una sola causa ma molte concause, che possono concorrere a modificare il rischio. Inoltre, un alimento può aumentare il rischio di tumore a un organo ma diminuirlo in un altro. Il latte è così: ha un effetto protettivo per i tumori al colon-retto, perché apporta calcio, ma per lo stesso motivo aumenta il rischio di tumore alla prostata. Il calcio influenza il metabolismo della vitamina D, che stimola la crescita delle cellule della prostata. Calcio e vitamina D sembrano avere un moderato effetto protettivo contro il tumore al seno, però non si può dire che possano condizionare la comparsa della malattia. Latte e derivati vanno però evitati nel caso di tumore al seno già diagnosticato; apportano grassi che contengono estrogeni”.

latte e contenitori

Poiché nel mondo scientifico c’è un sacco di letteratura spazzatura, la prof.essa Silvia Fargion ha ammonito invitando a non accogliere passivamente informazioni non sufficientemente e scientificamente provate.

Sesto capo d’accusa: connessioni tra il consumo di latte il morbo di Alzheimer, alcune patologie tumorali e l’autismo.

A supporto di questa tesi l’accusa ha citato quanto detto in una trasmissione televisiva dal dott. Piero Mozzi, autore del libro La dieta del gruppo sanguigno, nel quale volume l’autore riporta strette connessioni tra l’assunzione di latte l’Alzheimer e varie tipologie di tumori, affermando di essere testimone di guarigioni dal mutismo dopo la sospensione dell’alimento nella dieta.

La difesa ha risposto che ad oggi, non ci sono evidenze sulla relazione tra latte e tumore, Alzheimer o malattie cardiovascolari, e neppure che sia la causa di allergie. Ovviamente, ha affermato, se ci si cibasse solo di latte, così come se ci si cibasse solo di pasta o solo di carne, probabilmente ci ammaleremmo.

Secondo la corte non sono state presentate prove a sufficienza per considerare pericoloso il consumo di latte riportando nelle motivazioni dell’assoluzione che “non esistono ad oggi studi accreditati presso le più autorevoli comunità scientifiche, che evidenzino una caratteristica di pericolosità per la salute per l’alimento latte. In particolare, con riferimento a intolleranze e allergie, è stato accertato che si tratta perlopiù di un fattore ascrivibile al consumatore, alle caratteristiche del consumatore e non già al prodotto di per sé. Si considera comunque per una corretta assunzione del prodotto e dell’alimento, di seguire le linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità, perché l’alimento presenta comunque delle caratteristiche nutrizionali di non esaustività sul piano dell’apporto, e soprattutto deve essere assunto in relazione a variazioni che riguardano genere, età e particolari condizioni del consumatore”.

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Una risposta

  1. Luigi Graziani ha detto:

    sempre sostenuto l’importanza del latte vaccino nella dieta.

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