SINDROMI PARAINFLUENZALI

 

Mal di gola, raffreddore, bronchiti, riniti, polmoniti: spesso nelle prime fasi di queste malattie si pensa all’arrivo dell’influenza. Invece, nonostante i sintomi siano molto simili, siamo di fronte a una serie di sindromi parainfluenzali, provocate da altri virus.

(Con il termine sindrome si intende, in medicina, un insieme di sintomi e segni clinici che costituiscono le manifestazioni cliniche di una o diverse malattie)

Negli adulti spesso queste sindromi sono caratterizzate da sintomi blandi (mal di gola e raffreddore) e interessano solo l’apparato respiratorio superiore. Nei bambini e nelle persone immunocompromesse invece sono una delle cause più diffuse di infezioni respiratorie dei tratti inferiori dell’apparato respiratorio, che a volte degenerano in complicazioni polmonari (bronchiti e polmoniti). Normalmente un comune raffreddore non dà alcuna complicazione, ma può, a seconda dell’agente virale che lo causa, manifestarsi sotto forma di sindromi parainfluenzali più gravi, come quella da Virus Respiratorio Sinciziale (RSV) e quella da virus della parainfluenza (PIV), con potenziali complicazioni bronchiali e polmonari.

Tutte queste malattie, di origine virale ma a volte associate anche infezioni batteriche e fungine, non sono coperte dal vaccino influenzale preparato di anno in anno specificamente per l’influenza causata da Orthomixovirus del tipo A e B.

Agenti infettivi e sintomi

Raffreddore comune – Probabilmente la malattia più diffusa e conosciuta al mondo, il raffreddore è solitamente più leggero rispetto alle precedenti sindromi, con sintomi che durano una o due settimane. Sono più di duecento i ceppi virali che causano il raffreddore. Alcuni, come i rhinovirus raramente causano malattie più serie. Altri come il virus SRV e il PIV (paramixovirus), possono invece dare sindromi più serie, soprattutto nei bambini.

In generale, i sintomi del raffreddore iniziano due o tre giorni dopo l’infezione, e comportano l’ostruzione delle vie respiratorie, la produzione abbondante di muco (‘naso che cola’), l’infiammazione delle membrane sinusali, starnuti, mal di gola, tosse e mal di testa. La febbre di solito è assente o molto bassa. I tempi medi di recupero sono di una settimana anche se può durare anche due settimane. Se i sintomi permangono più a lungo potrebbero derivare da altra causa, come ad esempio un’allergia, piuttosto che da un raffreddore comune.

I rhinovirus sono la causa del 30-35 per cento dei raffreddori degli adulti e sono più attivi in autunno, primavera e estate. Sono stati identificati più di 110 rhinovirus, per i quali la temperatura ottimale è di 33°C, quella delle mucose nasali.

Un’altra percentuale di raffreddori viene causata dai coronavirus, che agiscono soprattutto in inverno e inizio primavera. Solo tre o quattro degli oltre trenta ceppi conosciuti infettano gli esseri umani. Un altro 10-15 per cento dei raffreddori è dovuto ad altri virus che sono responsabili anche di altre malattie più severe: adenovirus, coxsackievirus, echovirus, orthomyxovirus (inclusi i virus A e B dell’influenza normale), paramyxovirus (vedi punto successivo – sindromi parainfluenzali propriamente dette), virus respiratorio sinciziale e enterovirus. Recentemente, è stato isolato sui bambini un nuovo tipo di virus chiamato pneumovirus, il cui impatto relativo non è ancora ben caratterizzato, anche se una serie di studi indicano che ha una diffusione mondiale e che è presente come patogeno umano da almeno cinquant’anni.

Nel 30 per cento dei casi l’agente che causa il raffreddore rimane non identificato, anche se si presume che sia di origine virale.

A volte, il raffreddore si combina con altre infezioni secondarie di origine batterica. In questo caso la febbre può salire, le ghiandole si infiammano significativamente, si hanno attacchi di sinusite e una tosse con produzione di muco, sintomi che indicano una condizione più seria e l’opportunità di rivolgersi a un medico per un trattamento eventuale con antibiotici.

Nella maggior parte dei casi, le sindromi parainfluenzali sono determinate dalla presenza di virus che appartengono alla famiglia dei Paramixovirus.

I paramixovirus più comuni sono:

RSV – Il Virus Respiratorio Sinciziale del genere Pneumovirus.

Sono stati descritti due gruppi di RSV, il gruppo A e B, in base alle due forme della glicoproteina G presente sulla capsula virale.

PIV Parainfluenza, ne esistono quattro virus classificati: PIV-1, -2, -3 e -4. Il loro periodo di incubazione è tra 1 e 7 giorni.

Il PIV-1 causa le epidemie più importanti, che solitamente si manifestano ogni due anni in autunno e solitamente sono seguite da epidemie, anche se in forma meno precisa, del virus PIV-2. Il sintomo più classico di PIV-1 e PIV-2, che è anche il motivo principale di ospedalizzazione, è la laringotracheobronchite. PIV-1 e PIV-2 possono interessare sia il tratto superiore che quello inferiore dell’apparato respiratorio.

Il PIV-3 e’ la seconda causa di infezione respiratoria grave nei bambini, dopo l’RSV e le epidemie si manifestano ogni anno, soprattutto in primavera e estate, durano più a lungo di quelle di PIV-1 e 2, e sono associate frequentemente con bronchite e polmonite.

Il PIV-4 è isolato più raramente e quindi non è molto ben conosciuto e caratterizzato.

Precauzioni e trattamento

In generale, il trattamento più normale contro tutte le infezioni virali, per un paziente adulto non immunodepresso, consiste nel riposo che permette all’organismo di rispondere naturalmente. Trascurare queste infezioni espone l’organismo a rischi di indebolimento e quindi di suscettibilità ad altre malattie infettive, sia di natura virale che batteriche.

Per prevenire la diffusione di infezioni virali negli ambienti domestici e lavorativi, è importante aerare bene l’ambiente, mantenere temperature non superiori ai 25 gradi centigradi, per evitare la secchezza delle vie respiratorie che facilitano l’attacco del virus, umidificare l’ambiente e eliminare il fumo, irritante e dannoso per le vie respiratorie. Il periodo di massima infettività di un raffreddore è tra il secondo e il quarto giorno dall’inizio dell’infezione.

I comuni rimedi per il raffreddore, come i decongestionanti e sciroppi per la tosse, aiutano nel trattamento dei sintomi, ma non prevengono o curano la malattia stessa, che fa il suo decorso naturale.

E’ importante ricordare che gli antibiotici non uccidono i virus, e quindi un trattamento antibiotico non previene né cura le sindromi influenzali e parainfluenzali. Trattamenti antibiotici vanno fatti, dietro prescrizione medica, solo nel caso di complicazioni dovute a infezioni batteriche secondarie.

Non è stato possibile sviluppare un vaccino contro il comune raffreddore per la quantità e varietà di virus in grado di causarlo e per il fatto che spesso questi stessi virus si modificano nel tempo. Gli studi si sono così concentrati sulla ricerca di un vaccino, oltre che quello già disponibile per l’influenza la cui composizione viene adattata di anno in anno a seconda del ceppo virale più presente, per le sindromi da RSV e da PIV, ben più dannose del comune raffreddore, soprattutto per i bambini e le persone immunocompromesse (soggetti con ridotte difese immunitarie per cause diverse).

SRV – Nei paesi industrializzati sono state messe a punto una serie di misure preventive. Esiste una profilassi che fa uso di anticorpi monoclonali o di immunoglobuline anti RSV per aiutare i pazienti immunodepressi (soggetti con ridotte difese immunitarie per cause diverse) a prevenire l’infezione, anche se un vaccino vero e proprio non è ancora al momento disponibile.

PIV – Al momento non sono ancora disponibili sul mercato vaccini preventivi, anche se sono allo studio vaccini contro i virus PIV-1 e PIV-3 da virus attenuati di origine umana e bovina. Un ruolo positivo nella protezione dei tipi –1 e –2 nei primi mesi di vita viene data dagli anticorpi materni trasmessi attraverso l’allattamento al seno. Un’attenzione particolare alle pratiche di controllo dell’infezione dovrebbe ridurre la possibilità di contrarre il virus: frequente lavaggio delle mani, non condivisione di bicchieri, tazze e altri oggetti personali con persone infette, uso di camici e guanti da parte degli operatori sanitari che lavorano negli ambienti ospedalieri.

Tratto dal sito https://www.epicentro.iss.it/

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