Covid-19, la nebbia si dirada

Il vicedirettore scientifico dell’Ospedale San Raffaele di Milano, l’ematologo Fabio Ciceri, a proposito del calo della letalità (rapporto tra il numero di morti e il numero di malati di una determinata malattia, relativamente a una data popolazione e a un dato intervallo), dal 29% dell’esordio al 2% delle ultime settimane, rileva che “Da un paio di settimane non vediamo quasi più pazienti Covid, e i pochi che vengono non presentano forme gravi”. Volendo dare una spiegazione al fenomeno, non potendo evidenziare una mutazione virale, il dott. Ciceri ipotizza che compartecipano alcuni elementi: le cure in ospedale e a casa sono più appropriate che nei primi tempi e somministrate in modo più precoce; si è evidenziata una tempesta citochinica con conseguente quadro infiammatorio e trombosi diffusa da trattare con anticoagulanti e terapie immunomodulanti; uscendo dall’emergenza è migliorata la risposta negli ospedali. Infine la stagionalità: a febbraio-marzo negli esami sierologici dei pazienti erano presenti virus influenzali e altri virus che suggeriscono infezioni concomitanti aggravanti il quadro.

Secondo l’epidemiologo della ATS Milano Antonio Russo, la spiegazione è data dal fenomeno conosciuto in epidemiologia come “harvesting effect”, che richiama alla mente l’incremento di mortalità in seguito alle ondate di calore.

Negli ultimi mesi del 2019 e nei primi due del 2020 c’è stata una minore mortalità a Milano come altrove in Italia, che ha portato all’accumulo nella popolazione di un serbatoio di persone fragili interessate da una pesante mortalità immediata. Il persistere dell’epidemia ha interessato prevalentemente la popolazione anziana con molte comorbilità, che si è infettata e morta (oltre 5.000 dei 6.000 decessi in più nella conurbazione milanese). Questo serbatoio di mortalità ‘precoce’ si è esaurito, e ora sono rimasti soggetti più resistenti agli effetti del virus, oltre al fatto che ora gli anziani hanno capito che devono proteggersi dall’infezione più dei giovani anche grazie ad una azione mirata dei medici di famiglia. Questo potrebbe essere uno dei motivi per cui i pronto soccorso vedono da tempo pazienti meno gravi. (www.scienzainrete.it)

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