Nichel e allergia

L’allergia al nichel rappresenta la forma più prevalente di allergia da contatto a livello mondiale, colpisce circa l’8-19% degli adulti e l’8-10% dei bambini e adolescenti in Europa, con una pronunciata predominanza femminile. (Ahlström et al., 2019)
L’allergia al nichel è una reazione di tipo allergico di tipo IV, chiamata anche allergia ritardata, che coinvolge il sistema immunitario cellulare.
Per la sua reattività chimica e per la capacità di rilasciare ioni il nichel è uno degli allergeni più comuni.
Quando qualcuno ha un primo contatto con materiale contenente nichel, gli ioni di questo metallo penetrano la barriera cutanea e si legano alle proteine endogene, formando complessi aptene-proteina che sono riconosciuti come estranei dal sistema immunitario (Ahlström et al., 2019), sviluppando una risposta di sensibilizzazione. In altre parole, durante questa prima esposizione, il sistema immunitario “impara” a riconoscere il nichel come un potenziale nemico, anche se non si manifestano ancora sintomi evidenti. Solo dopo la fase di sensibilizzazione, le esposizioni successive al nichel possono scatenare la reazione allergica vera e propria.
Lo spettro clinico delle reazioni allergiche indotte dal nichel varia dalla dermatite da contatto localizzata alle manifestazioni sistemiche, inclusa la sindrome da allergia sistemica al nichel (SNAS) recentemente riconosciuta (Lombardi et al., 2020; Conti et al., 2021).
La SNAS comprende una costellazione di sintomi extra-cutanei associati all’esposizione sistemica al nichel.
Le manifestazioni cliniche includono sintomi gastrointestinali (dolore addominale, diarrea, nausea), sintomi respiratori (asma, rinite) e sintomi sistemici (mal di testa, affaticamento, dolore articolare) (Minelli et al., 2015).
Il nichel si trova in natura principalmente sotto forma di minerali come la pentlandite, la millerite e la niccolite. È un elemento chimico con simbolo Ni e numero atomico 28; la sua posizione nel sistema periodico è nel gruppo dei metalli di transizione, nella serie dei metalli ferrosi; ha un punto di fusione abbastanza elevato, intorno ai 1455°C; è molto resistente alla corrosione e viene usato in leghe, rivestimenti e in molte applicazioni industriali.
Il nichel fu scoperto nel 1751 dal chimico svedese Axel Fredrik Cronstedt mentre cercava di estrarre rame da un minerale chiamato “kupferstein” (che significa “pietra di rame” in svedese). Durante il suo lavoro, notò che il minerale, una volta riscaldato, rilasciava un metallo bianco-argenteo che non si scioglieva facilmente, e che aveva proprietà diverse dal rame. Per questo nuovo metallo Axel Fredrik Cronstedt usò il termine “kupfernickel” perché, quando scoprì il minerale, notò che sembrava un rame (da “kupfer” in tedesco), ma in realtà non era rame puro. Il termine “nickel” deriva da una leggenda popolare tedesca, secondo cui i minerali di questo tipo erano considerati “spiriti malvagi” o “nicks” che rovinavano il rame. Quindi, combinando queste idee, Cronstedt chiamò il minerale “kupfernickel“, ovvero “rame dei diavoli” o “rame dei folletti“, perché sembrava rame ma non lo era. È così che nacque il nome del minerale e, successivamente, del metallo nichel.
Il nichel è presente in molti oggetti di uso quotidiano, come gioielli, orologi, bottoni, cerniere, e anche in alcuni cibi.
Gli alimenti che contengono nichel sono diversi. Tra i più comuni ci sono cereali come il riso, il grano e l’avena, legumi come i piselli e i fagioli, frutta secca come le noci e le nocciole, e alcuni ortaggi come gli spinaci, i pomodori e le melanzane. Anche il cioccolato e alcuni alimenti integrali possono avere livelli di nichel.
Se vi state chiedendo perché gli alimenti contengono nichel, ecco la risposta.
Gli alimenti contengono nichel perché questo metallo è presente naturalmente nel suolo, nell’acqua e nell’aria, e quindi entra a far parte di molte piante e alimenti che crescono in ambienti contaminati o semplicemente in natura. Le piante assorbono il nichel dal terreno, e di conseguenza anche gli alimenti di origine vegetale possono contenerne tracce. Inoltre, alcuni processi di lavorazione e di produzione alimentare possono aumentare la presenza di nichel negli alimenti. È importante sapere che i livelli di nichel variano molto tra un alimento e l’altro, e dipendono anche da come vengono coltivati, raccolti e preparati.
Nel settore della cosmesi, il nichel di per sé non viene utilizzato come ingrediente attivo, ma può essere presente come contaminante o come parte di alcuni pigmenti e coloranti.
Per questo motivo, molte aziende cosmetiche sono tenute a rispettare normative che limitano la presenza di nichel nei prodotti, e spesso indicano sulla confezione se un prodotto può contenere tracce di questo metallo. In generale, il nichel può essere presente in piccole quantità in alcuni pigmenti per il trucco, come ombretti o rossetti, o in componenti di packaging e applicatori.

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