Nutrigenetica: il DNA può davvero dirci cosa mangiare?

Un semplice tampone salivare, qualche settimana di attesa e la promessa di una dieta “scritta nei geni”. Sono i test nutrigenetici che stanno conquistando sempre più spazio nel mercato della salute personalizzata. Ma cosa possono davvero fare?

Questi esami analizzano alcune varianti del DNA legate al metabolismo di nutrienti come grassi, carboidrati o caffeina. L’idea è scientificamente fondata: non tutti reagiamo allo stesso modo agli stessi alimenti.

Le conoscenze attuali indicano che alcune varianti genetiche possono influenzare, in misura variabile, il metabolismo di determinati nutrienti. Tuttavia, la ricerca scientifica mostra che l’influenza delle singole varianti genetiche è generalmente modesta e nella maggior parte dei casi l’impatto clinico di tali varianti è limitato. Spesso le indicazioni fornite dai test coincidono con raccomandazioni valide per chiunque: alimentazione equilibrata, controllo delle porzioni, attività fisica regolare. Indicazioni corrette, certo, ma non rivoluzionarie.

Le principali società scientifiche di nutrizione sostengono che al momento i test nutrigenetici non sono indispensabili né risolutivi nella pratica nutrizionale quotidiana.

La nutrigenetica è una disciplina in evoluzione e rappresenta un ambito promettente della medicina personalizzata. Ma oggi il DNA non sostituisce una valutazione clinica completa né può determinare da solo la dieta “perfetta”.

In altre parole: interessante sul piano scientifico, ancora limitata sul piano pratico. La personalizzazione della nutrizione passa soprattutto da abitudini, stile di vita e continuità nel tempo.

Infine: il DNA conta, ma contano molto di più le abitudini quotidiane.

 

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