Alimenti ultraprocessati ed effetto Bliss

Conoscete gli alimenti ultra-processati (UPF) che acquistate quando fate la spesa? Cioè, quei prodotti alimentari che sfruttano il cosiddetto ‘punto di beatitudine’ (Bliss Point), il punto di massimo piacere progettato negli alimenti industriali. Uno dei primi a evidenziare il concetto di effetto Bliss nei prodotti UPF fu Michael Moss, giornalista investigativo, autore del libro: “Sale, Zucchero, Grassi: come i giganti del cibo ci hanno conquistato“, in cui mostra come i dirigenti e gli scienziati alimentari di Coca-Cola, Kraft, Frito-Lay e Nestlé siano ben consapevoli che i cibi zuccherati, grassi e salati accendono gli stessi centri del piacere nel nostro cervello della cocaina. (The Washington Post)

Moss ha rivelato come gli scienziati alimentari calcolano il ‘punto di beatitudine’ delle bevande zuccherate e migliorano la ‘sensazione al palato’ del grasso manipolandone la struttura chimica; per la commercializzazione si utilizzano tecniche di marketing prese direttamente dai manuali delle aziende produttrici di tabacco.

Il concetto di effetto Bliss, nato in farmacologia, è sempre più studiato anche nel contesto degli alimenti ultra-processati (UPF).

Studi neuroscientifici recenti confermano che questi meccanismi di ricompensa possono favorire comportamenti alimentari eccessivi, contribuendo all’epidemia globale di obesità e a disturbi metabolici.

Il riconoscimento del Bliss effect e del ruolo dell’iper-palatabilità ingegnerizzata nel favorire l’iperconsumo ha importanti implicazioni per le politiche di salute pubblica. Sono stati proposti o già implementati diversi approcci:

  • introduzione di etichette di avvertimento che identifichino i cibi iper-palatabili;
  • incentivare o rendere obbligatoria la riduzione del contenuto di sale, zuccheri e grassi;
  • politiche alimentari scolastiche;
  • restrizioni al marketing;
  • tassazione degli UPF con qualità nutrizionale sfavorevole, abbinata a sussidi per i cibi integrali e freschi.

Un inaspettato aiuto giuridico (forse) che potrebbe contribuire a ridurre il consumo di UPF è arrivato in questi giorni. Si tratta della sentenza della Cassazione che con la pronuncia n. 21464 del 25 luglio 2025, ha stabilito attività pericolosa la produzione e commercializzazione di tabacco, e siccome l’articolo 2050 del Codice Civile stabilisce che se un’attività è di per sé pericolosa, il produttore ha l’onere di dimostrare di aver adottato “tutte le misure idonee a evitare il danno”, d’ora in poi saranno le industrie del tabacco a dover dimostrare di aver fatto tutto il possibile per non incidere sulla salute della gente.

La sentenza della Suprema Corte sarà estendibile agli alimenti ultraprocessati?

Creazione assistita da I.A. (AI-assisted creation)

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