Cibo spazzatura: un mix di grassi, zuccheri e sale

Avete sentito parlare del “cibo spazzatura”?

Sono quei prodotti alimentari che creano nel consumatore un desiderio irrefrenabile e un condizionamento per cui non smetterebbe mai di mangiarli.

I meccanismi che sottendono il nostro desiderio di determinati alimenti hanno ben poco a che fare con il nostro fisiologico appetito.

Il “cibo spazzatura” è essenzialmente costituito dalla sapiente combinazione di tre ingredienti: grassi, zucchero e sale, che assunti contemporaneamente suscitano uno stimolo dell’appetito, attraverso la stimolazione della dopamina a livello cerebrale, che induce inconsapevolmente a mangiare ben oltre le nostre reali necessità.

Studi neuroscientifici recenti confermano che questi meccanismi di ricompensa possono favorire comportamenti alimentari eccessivi, contribuendo all’epidemia globale di obesità e a disturbi metabolici.

Stiamo parlando del punto di beatitudine provocato dagli ingredienti, il cosiddetto bliss point.

Attorno alla fine degli anni ’90, un ricercatore di marketing e psicofisico di nome Howard Moskowitz è riuscito a teorizzare prima e realizzare poi, a seguito di numerosissimi studi, alimenti a dir poco irresistibili,

mixando sali, zuccheri e grassi.

Moskowitz capì che questo “mix perfetto” dei 3 ingredienti era in grado di provocare piacere e di far raggiungere un punto di massima beatitudine nella persona, quasi come fosse una droga.

Questa combinazione attentamente calibrata attiva il rilascio massimo di dopamina, associato all’aumento del desiderio e un consumo eccessivo. Il concetto va oltre la semplice preferenza di gusto per abbracciare molteplici dimensioni sensoriali che i tecnologi alimentari manipolano per creare ciò che i ricercatori definiscono ‘iperappetibilità ingegnerizzata’.

Attraverso interviste approfondite con dirigenti e scienziati dell’industria alimentare, Michael Moss, giornalista investigativo, autore del libro: “Sale, Zucchero, Grassi: come i giganti del cibo ci hanno conquistato” ha documentato che aziende come Kraft, Coca-Cola, Frito-Lay e Nestlé hanno sistematicamente ingegnerizzato i loro prodotti per renderli irresistibili.

Gli alimenti ultra-processati sono resi possibili dall’uso di molti tipi di additivi, incluse sostanze che imitano o migliorano le qualità sensoriali degli alimenti di tutte le categorie o delle preparazioni culinarie, con una particolare concentrazione nei cibi pronti e nei prodotti pronti al consumo.

L’effetto bliss interferisce profondamente con i normali meccanismi che regolano l’appetito. Dopo un picco di dopamina provocato dal consumo di alimenti ultra-processati (UPF), il cervello subisce un calo improvviso che lascia la persona irritabile, stanca e di nuovo affamata.

Il risultato è ciò che i ricercatori chiamano iper-alimentazione condizionata: un comportamento appreso di consumo compulsivo, guidato dalle proprietà gratificanti di questi cibi più che dal reale bisogno di energia.

Gli alimenti ultra-processati contengono una lunga lista di ingredienti (da cinque in su) di cui molti sono additivi artificiali (coloranti, emulsionanti, edulcoranti o addensanti) usati allo scopo di esaltarne i sapori e renderne più gradevole la consistenza. Pochi, invece, i nutrienti utili per l’organismo come vitamine e fibre.

Quando si fa la spesa bisognerebbe tenere a mente innanzitutto una regola: meno ingredienti ci sono sull’etichetta, più è probabile che il prodotto sia salutare. Quando ingredienti ed additivi si moltiplicano aumenta la possibilità che il cibo sia super-lavorato. In questo caso meglio valutare attentamente l’acquisto tenendo conto del fatto che non si tratta di veleni, ma di alimenti che vanno consumati con parsimonia. È importante inoltre considerare che non tutti i cibi ultra-processati hanno lo stesso impatto sulla salute, anche perché non tutte le persone reagiscono allo stesso modo al consumo di questi alimenti.

Un consiglio che possiamo dare per ridurre il consumo di cibi ultra-processati è quello di imparare a leggere con attenzione le etichette alimentari per fare acquisti consapevoli.”(1)

Se li volete evitare ecco di seguito alcune buone norme per smascherarli.

  • Innanzitutto leggete tutti gli ingredienti in etichetta, tenendo conto che un prodotto è costituito principalmente dai primi 3 ingredienti che lo compongono, infatti sono scritti in ordine decrescente di quantità.
  • Controllate la quantità e il tipo di zucchero presente, spesso proprio per non far risalire lo zucchero in cima alla lista, può presentarsi sotto diverse forme: sciroppo di glucosio, maltosio, destrosio, saccarosio, fruttosio, ecc. Nomi diversi, ma sempre zucchero è!
  • Controllate il tipo di grasso: evitate i “grassi” o “oli vegetali” non specificati; nonostante il nome sia evocativo di naturalità generalmente si tratta di olio di palma o grassi idrogenati, sostanze a basso costo che hanno effetti negativi a livello cardiovascolare. Verificate merendine e prodotti da forno, anche i prodotti light, che spesso non fanno eccezione.
  • Verificate il contenuto di sodio (uno dei due elementi che costituiscono il sale, l’altro è il cloro), che dovrebbe essere ben evidenziato. Ricordate che il nostro quantitativo giornaliero massimo di sale raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) è di circa 5 grammi al giorno, pari a 2 grammi di sodio, il corrispettivo di un cucchiaino da tè di sale da cucina. È preferibile scegliere gli alimenti in cui il sale non supera 1g (in alternativa il sodio non deve superare 0,4g o 400 mg) per porzione.

(1) https://www.marionegri.it/magazine/cibi-ultra-processati-quali-sono

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