Alcol, conoscere i limiti nel suo consumo

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Pur rappresentando una sostanza giuridicamente legale, l’alcol è una sostanza psicotropa che, se assunta a dosi elevate, può portare alla dipendenza.

Le bevande alcoliche, soprattutto il vino, sono un prodotto largamente utilizzato nel nostro Paese e il loro consumo è parte integrante della cultura e della tradizione italiana.

Dalla letteratura internazionale emergono solide evidenze che i livelli di consumo di alcolici previsti dalle linee guida nutrizionali sono tuttavia da interpretare nella consapevolezza che non esistono livelli sicuri di consumo e che occorre valutare accuratamente situazioni e contesti.

Le più recenti evidenze della IARC (International Agency for Research on Cancer) mostrano che è difficile definire un livello di consumo privo di rischio. Non sono identificabili pertanto “dosi soglia” sotto le quali non si corrano rischi per la salute, poiché il rischio cresce progressivamente con le quantità consumate di bevanda alcolica e indipendentemente dal tipo di bevanda alcolica.

Pur non potendo generalizzare in funzione di valutazioni di parametri di competenza medica e che variano da persona a persona, per i tumori il rischio registrabile è basso per consumi inferiori ai 20-25 g di alcol al giorno (2 bicchieri da 125 ml di vino al giorno).

Esiste un consenso sull’affermazione che il consumo di alcol, a livello di popolazione e individuale, comporti più svantaggi e nello specifico più patologie, più decessi di quanti ne possa far risparmiare un suo uso moderato.

Il Ministero della Salute ha di recente pubblicato sul portale le linee guida per un consumo moderato di alcol intendendo come tale “una quantità inferiore a un bicchiere di bevanda alcolica al giorno, pari in media a non più di 10 grammi di alcol.

Alla luce dell’evidenza disponibile è possibile consigliare di non superare una quantità di alcol pari a:

  • 2 U.A. (unità alcolica) al giorno per l’uomo

  • 1 U.A. (unità alcolica) al giorno per la donna

  • 1 U.A. (unità alcolica) al giorno per l’anziano ultra65enne

  • 1 U.A. (unità alcolica) al giorno dopo i 18 anni e prima dei 21 anni

  • ZERO consumo di alcol prima dei 18 anni.

Ma cos’è l’unità alcolica?

E’ l’equivalente di 12 g di alcol che si trova in 330 ml di birra a 4,5° oppure in 125 ml di vino a 12° oppure in 40 ml di superalcolico a 40°.

Ogni unità alcolica consumata apporta mediamente 70 kcal, prive di qualsiasi contenuto nutritivo se non il potere calorico.

Fonte – http://www.epicentro.iss.it/alcol/apd2014/OK%20SCAFATO%20FACTSHEET%20LINEE%20GUIDA%20APD%202014.pdf

Benefici del bere moderato

  • Riduzione delle placche dell’ateroma

  • Protezione nei riguardi della formazione dei trombi che ha effetto preventivo nei confronti degli attacchi cardiaci e dell’ictus aterosclerotico

  • Promozione della dissoluzione del trombo

Per quanto riguarda gli effetti benefici non si tratta solo dell’aumento delle HDL ma probabilmente di una influenza sul sistema di segnalazione dell’endotelio; questi segnali provocano lo sviluppo di reazioni infiammatorie. E’ probabile che l’alcool alteri le funzioni dell’NF-KB, un insieme di fattori di trascrizione che hanno un ruolo nel meccanismo dell’aterosclerosi soprattutto relativamente alle molecole di adesione, e che, in definitiva, svolge un ruolo anti-infiammatorio venendo a ridurre i rischi legati all’afflusso di fagociti nello strato sottostante all’epitelio. Per quanto poi riguarda l’attività anti-LDL si ricorda che l’ossidazione delle LDL favorisce la formazione delle strie lipidiche per cui la presenza di anti-ossidanti nel vino può avere un effetto protettivo (flavonoidi e prodotti fenolici). Tuttavia non sembra che la quantità di anti-ossidanti nel vino rosso possa raggiungere concentrazioni tali da svolgere azione protettiva e si pensa che un ruolo sinergico possa essere svolto dai composti fenolici.

Altre azioni protettive riguardano la funzione piastrinica nella formazione del coagulo ematico; l’alcool riduce la secrezione dei granuli piastrinici ed inibisce la formazione di trombossano A2. Interviene anche sulla fusione dei granuli piastrinici modificando la forma di questi corpuscoli; nelle assunzioni croniche di alcool la funzione piastrinica è ridotta e queste alterazioni persistono anche dopo la cessazione dell’assunzione alcolica.

Per quanto riguarda l’azione dell’alcool sulla dissoluzione del trombo ricordiamo che la plasmina, cioè l’enzima responsabile della fibrinolisi, circola sotto forma di precursore non attivo (plasminogeno) finché non viene attivato dal t-PA (attivatore tissutale); questo t-PA è moderatamente elevato dopo un pasto con bevande alcoliche. Ma nel bilancio generale questo incremento di t-PA può aumentare il rischio di emorragie. Un’altra linea di protezione è costituita dall’effetto di abbassamento delle concentrazioni di trigliceridi a seguito di modiche quantità di alcolici (con consumi forti avviene il contrario).

Fonte – http://www.unicri.it/min.san.bollettino/bulletin_it/1997-4/rass1.htm

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