Le piante in casa puliscono sufficientemente l’aria?

Quante volte avete sentito dire o letto che le piante d’appartamento, oltre a essere belle e contribuire al buonumore, servono anche per “pulire” l’aria di casa?

Sarà vero!? Per dare una risposta all’interrogativo ho chiesto aiuto alla I.A.:

Ci sono piante da interno per le quali studi scientifici dimostrano effetti benefici sull’ambiente?

Sì, esistono studi scientifici (sia storici che più recenti) che mostrano come alcune piante da interno possano avere effetti benefici sull’ambiente indoor, in particolare su:

  • qualità dell’aria (rimozione di VOC — composti organici volatili),
  • regolazione dell’umidità,
  • riduzione dello stress psicofisiologico,
  • miglioramento del comfort percepito.

Vediamo sinteticamente una panoramica delle evidenze più solide.

1. Piante e qualità dell’aria

Il riferimento più conosciuto è lo “NASA Clean Air Study” (1989), che dimostrò in condizioni controllate di laboratorio che alcune piante possono assorbire VOC come benzene, formaldeide, xilene e tricloroetilene.

Le specie di piante più efficaci risultarono:

  • Spathiphyllum wallisii (Spathiphyllum / “giglio della pace”)
  • Chlorophytum comosum (Potosino / pianta ragno)
  • Epipremnum aureum (Pothos)
  • Sansevieria trifasciata (Lingua di suocera)
  • Hedera helix (Edera)
  • Dracaena deremensis
  • Ficus benjamina

Importante limite dello studio fu l’utilizzo di camere sigillate per gli esperimenti. Nelle condizioni reali di una casa le concentrazioni di COV sono generalmente molto più basse e il tasso di assorbimento delle piante è minimo. Infatti, studi più recenti (es. 2019, Journal of Exposure Science & Environmental Epidemiology) dimostrano che in ambienti reali l’effetto è molto più ridotto, spesso trascurabile rispetto alla normale ventilazione.

2. Biofiltrazione attiva dell’aria

Ricerche più recenti stanno studiando sistemi che combinando piante e ventilazione forzata ottengono risultati molto più efficaci delle piante da sole. Questi studi confermano che sono le radici e i microrganismi nel substrato a svolgere gran parte del lavoro.

Esempi di specie che funzionano bene in sistemi biofiltrati:

Chlorophytum comosum, Epipremnum aureum, Aglaonema modestum.

3. Regolazione dell’umidità

Varie ricerche in fisiologia vegetale mostrano che piante con elevata traspirazione possono contribuire a stabilizzare l’umidità ambientale. Specie che hanno dimostrato una buona capacità di traspirazione: Areca palm (Dypsis lutescens), Spathiphyllum, Ficus benjamina.

4. Benefici psicologici e cognitivi

Numerosi studi (es. Journal of Physiological Anthropology, 2015; HortScience, Landscape and Urban Planning) hanno preso in esame la presenza di piante da interno e il loro effetto sulla persona. E’ risultato che qualsiasi pianta sana e visivamente piacevole può:

  • ridurre battito cardiaco e stress,
  • migliorare la concentrazione,
  • aumentare il senso di benessere,
  • migliorare la soddisfazione per l’ambiente di lavoro.

Come funzionano davvero i processi di purificazione dell’aria nelle piante?

Rispetto all’idea popolare che siano le foglie a “filtrare” tutto, la realtà è più interessante e diversa.

Ecco come funzionano i processi di purificazione dell’aria nelle piante.

I tre meccanismi reali con cui le piante purificano l’aria

1) Assorbimento fogliare

Le foglie possiedono stomi, minuscole aperture che servono principalmente per scambiare gas (CO₂, O₂, vapore acqueo), ed attraverso loro assorbono i composti organici volatili (VOC) che si sono sciolti nel sottile film umido che ricopre la foglia e verranno trasferiti ai tessuti interni. La maggior parte dei VOC assorbiti viene trasportata verso le radici.

2) Biodegradazione nella rizosfera (radici + microbi): il vero “motore”

La vera purificazione avviene nel substrato: terriccio, radici e soprattutto grazie ai microrganismi che vivono attorno alle radici (batteri, funghi, archea).

Qui i VOC arrivano sotto forma di molecole disciolte per essere usati, come fonte di carbonio ed energia, dai microbi che li degradano in prodotti innocui (CO₂, acqua, biomassa microbica).

È la rizodegradazione, ed è il meccanismo più efficace.

Le piante idroponiche, cioè quelle coltivate senza terra (le radici assorbono le sostanze nutritive direttamente da una soluzione a base di acqua e sali minerali), avendo le radici più esposte possono degradare VOC più rapidamente. Il sistema idroponico “attivo”, con ventole + substrato filtrante, funziona molto meglio del sistema idroponico passivo (sistema che non utilizza pompe elettriche o altri dispositivi meccanici,

funziona per capillarità, spesso con un substrato inerte che assorbe l’acqua da una riserva sottostante). Questo dimostra che la dimensione della foglia conta poco, conta la salute del microbioma radicale.

3) Fitorimediazione di particolato e metalli pesanti

Questo processo è diverso e riguarda altre categorie di inquinanti.

Le foglie, specie quelle pelose o ruvide, possono catturare polveri sottili (PM10 e PM2.5) che poi vengono rimosse con la crescita, la pioggia o la pulizia.

Alcune piante possono anche assorbire metalli pesanti nel suolo (fitostabilizzazione, fitoestrazione), ma non è un processo rilevante negli appartamenti, dove il suolo non è contaminato.

Perché le piante “passive” purificano poco l’aria in casa?

Gli studi recenti mostrano che, in un ambiente domestico normale, una pianta riesce davvero ad assorbire VOC ma a velocità molto lenta rispetto alla ventilazione naturale.

La quantità di aria che raggiunge la superficie delle foglie e dei terreni non è sufficiente. Le piante “lavorano”, ma il volume d’aria è enorme rispetto alla loro capacità.

Per ottenere l’effetto “NASA” nella vita reale servirebbero: 50–100 piante per 10–20 m² (ovviamente impraticabile).

Creazione assistita da I.A. [AI assisted creation]

 

Licenza Creative Commons
Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale

Print Friendly, PDF & Email
condividi

Potrebbero interessarti anche...