Cosa significa “siamo ciò che mangiamo”

L’espressione “siamo ciò che mangiamo” significa che il cibo che assumiamo influisce profondamente su chi siamo, non solo dal punto di vista fisico, ma anche mentale e culturale.
“Der Mensch ist, was er isst” (“l’essere umano è ciò che mangia”) compare intorno al 1850 in vari scritti del filosofo tedesco Ludwig Feuerbach (1804–1872).
Non è una battuta sul mangiare sano, oggi trasformata in “siamo ciò che mangiamo”, spesso banalizzata e ridotta a uno slogan semplice, facile da usare come messaggio pubblicitario, ma povera del suo originale significato filosofico. (nota 1)
In realtà, se la consideriamo da un’altra ottica, quella scientifica della nutrigenomica, noteremo che Feuerbach ha precorso i tempi anticipando concetti oggi dimostrati: la relazione tra nutrienti e funzione biologica.
L’azione genomica degli alimenti che riguarda il modo in cui ciò che mangiamo interagisce con i nostri geni, influenzandone l’espressione (cioè quali geni si “attivano” o si “inattivano”).
In modo scientifico, “siamo ciò che mangiamo” significa che le sostanze introdotte con l’alimentazione (proteine, grassi, carboidrati, vitamine, minerali, acqua), attraverso i vari processi fisiologici, diventano letteralmente parte del nostro corpo e ne influenzano il funzionamento a livello cellulare, ormonale e neurologico.
In breve: il cibo non cambia il DNA, ma può modulare come il DNA funziona.
Come i componenti bioattivi degli alimenti svolgono la loro azione sul DNA?
- Agendo sull’espressione genica: attivando o inibendo geni coinvolti in infiammazione, metabolismo, difese cellulari.
- Influenzando l’epigenetica con modifiche chimiche (come metilazione del DNA o degli istoni) che alterano l’attività dei geni senza mutarne la sequenza.
- Agendo sui recettori nucleari perché alcune molecole entrando nella cellula dialogano direttamente con fattori di trascrizione.
Ecco esempi classici di azioni dei componenti bioattivi presenti in alimenti di comune consumo.
- Polifenoli (tè verde, cacao, frutti di bosco): modulano geni antiossidanti e antinfiammatori.
- Omega-3 (pesce azzurro): regolano geni legati all’infiammazione e al metabolismo lipidico.
- Isotiocianati (broccoli, cavoli): attivano geni di detossificazione cellulare. (nota 2)
- Zuccheri e grassi in eccesso: possono stimolare geni pro-infiammatori e favorire stress metabolico.
Queste nuove acquisizioni scientifiche sulla nutrigenomica hanno aiutato a spiegare perché la stessa dieta non funziona per tutti allo stesso modo; aprono alla nutrizione personalizzata basata sul profilo genetico; collegano alimentazione e prevenzione di malattie croniche (diabete, obesità, tumori, malattie cardiovascolari).
Nota 1
Ludwig Feuerbach è stato un filosofo tedesco, figura chiave del passaggio dall’idealismo hegeliano al materialismo moderno; nasce come allievo di Hegel, ma rompe con l’idealismo perché, mettendo le idee al centro della realtà, lo considera troppo astratto. Feuerbach vuole rimettere al centro l’uomo concreto, fatto di corpo, bisogni, sensi. Per capire l’uomo bisogna partire dal corpo, non dallo spirito.
Feuerbach non parlava di mangiare sano, bensì di materialità dell’uomo, della dipendenza del pensiero dalle condizioni materiali criticando così l’idealismo e la religione astratta.
Quando dice “l’uomo è ciò che mangia” intende: chi vive nella miseria non può sviluppare pienamente coscienza, etica, cultura. Occorre cambiare le condizioni materiali se si vuole cambiare l’uomo.
Nota 2
La detossificazione cellulare, intesa in senso biologico e molecolare, è l’insieme dei meccanismi biochimici e strutturali attraverso cui le cellule identificano, neutralizzano ed eliminano sostanze tossiche (endogene o esogene), proteine danneggiate e organelli invecchiati per mantenere l’omeostasi e la sopravvivenza.
[AI – assisted creation]

Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale

